venerdì, 15 agosto 2008 ore 01:18 - Permalink
Ovvero, dopo DODICI ANNI ho deciso di smettere di fumare.
No patatine, occhio. A me andavan via un pacchetto di Chesterfield al giorno.
Contate, una dietro l'altra.


Un orologio perfetto me ne faceva accendere una subito dopo il caffè e da quella, un degenero. Solo per scrivere questo blog penso di essermi fottuto migliaia di euro. Hmm, 'sta frase non gira bene.
Accendi.
Questa gira proprio caruccia.
Accendi.
C'è da sistemare il basso, va mixato meglio.
Accendi.
Così c'ho dato un taglio. Definitivo. Niente cerotti, niente libri, niente corsi, niente di niente. Da 20 a 0. Questo è il mio quarto giorno senza nicotina e mentre il mio fiato ringrazia il metabolismo si trova sottomano 300-400 calorie in più.



Così ho ricominciato a seguir la dieta del palestronzo in modo da evitare i danni da fame nervosa.
Sollevo cose pesanti tre volte a settimana.
Corro 2 ore al giorno e mi rompo tremendamente i coglioni.
Bevo bottiglie d'acqua come ridere, ovviamente le riempio dalle fontane. Oggi ho contato. Solo stando fuori sono 8 litri d'acqua. Dico, otto litri. Come è possibile non lo so. Piscio come un'idrovora.

A questo aggiungete che scrivo di merda perché ho i nervi a puttane, picchio la tastiera, ogni errore di battitura per poco non formatto l'hard disk urlando. Ho scassato tre tasti. Evito i rapporti umani per i prossimi sei/sette giorni.




Voi occhio, però, che abbiamo in cantiere due tre cosette carine.
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sabato, 09 agosto 2008 ore 15:18 - Permalink


Così come il pesce appena pescato e buttato in padella sa proprio di mare, altrettanto lui, fresco di orticello, ha tutto il sapore della terra.

Da piccolo me ne mangiavo tre quattro crudi, a morsi, godendo del lieve pizzicore dei semini. Ci faccio la pasta con aglio, olio, basilico e pezzettoni che profuma d'estate ed è buona pure fredda. Lo mescolo nell'insalata, lo spremo sul pane, lo riduco ad un amalgama rosso che è come il brodo primordiale, qualsiasi cosa ci butti dentro diventerà un capolavoro.

Gettarci dentro animali morti triturati lo eleva a nettare divino da spalmare su rigatoni o pennette. Cuocerci dentro le patate, capire se ha abbastanza sale dall'odore, vederlo sposarsi con gli aromi oppure guardarlo mentre fa un menage a trois con carota e tonno. Ci sono quelli piccolini e saporitissimi, quelli enormi coi semi verdi e pieni d'acqua, quelli a forma di dirigibile e quelli tondosi ben pasciuti che in due morsi te li sei già finiti.

Nel Bloody Mary col gambetto di sedano per farci la scarpetta.

Lo amo.
Ma oggi non si parla di pomodori.
Oggi si parla di donne stuprate da cazzi mostruosi.









VELOCI, a cos'avete pensato quando avete letto questa frase?
Rocco Siffredi? Mandingo? Pamela Anderson? La mamma?
Qualunque cosa sia, posso giurarvi su Madre Terra che non avete pensato a questo.


Donne stuprate da cazzi mostruosi.




Eh, è un porno. Sì.
Perché lo posto? Perchè esiste.

Ma se vi fermate a riflettere c'è qualcuno che ha fatto il costume.
Qualcuno che ha fatto il casting trovando un tizio disposto a starci dentro ed una donna disposta a girare quella scena in modo credibile (ovvero senza uccidersi dalle risate).
Ha noleggiato la telecamera.
Ha postprodotto e montato, ha compresso e messo in Internet E ORA PRETENDE SOLDI PER QUESTO.

Perché quello che avete visto mica è completo.
E' un teaser trailer.
Il resto dovete pagare cifre notevoli per averlo, il che significa che c'è mercato, che MOLTE PERSONE davanti a questa scena stringevano il proprio pene in trepidante eccitazione. Io sarei entusiasta di conoscerne una.

Vai a casa sua, metti un DVD con su scritto “porno” e ti guardi tutta la trilogia di Alien mentre se metti “fantascienza” trovi Harry ti presento Sally.

Chiaramente se quell'uomo facesse mosse brusche lo colpirei in faccia fino a slogarmi il braccio, ma se si muove come Dio comanda potrebbe venire fuori qualcosa di buono. Potrei scoprire quali mostruosi (ha ha) complessi si celano dietro un individuo il cui inconscio reputa erotico lo stupro di una donna da parte di un acaro con un pene di un metro e mezzo.


Meditiamo, figliuoli.
Un uomo che vent'anni fa sarebbe rinchiuso in uno scantinato a spalmare il proprio sterco sui muri sognando un giorno gli alieni invadano la terra e stuprino le nostre donne, grazie ad Internet trova nuova forza.
Non si sente più anormale.
No.

Si sente un banale consumatore e tira un sospiro di sollievo.
Questa va a tutti quelli che osannano Internet innalzandolo ad ultimo mondo libero e si agitano tantissimo quando minano la libertà di questa giungla. Sono gli stessi che in Italia urlano al regime e che non hanno mai parlato con un Ucraino o un Cubano che li massacrerebbero di botte.



Finché Internet non viene spento le possibilità che io voglia riprodurmi si riducono ogni giorno che passa.


Ah, per quelli che sono passati di qui cercando "cazzi mostruosi", di Dio ce n'è uno ed uno soltanto:



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giovedì, 07 agosto 2008 ore 02:58 - Permalink
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sabato, 02 agosto 2008 ore 20:09 - Permalink



Una volta in alto la prima cosa che fai è eliminare la concorrenza e chi gli dà potere.
Respect.
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sabato, 02 agosto 2008 ore 19:52 - Permalink


Esistono persone a cui Harry Potter fa schifo ed altri che lo idolatrano.
Entrambi hanno contribuito ad elevare la fama di questo tizio che dalla lontana inghilterra bussa alla porta del mio garage.

Harry Potter, chi diavolo sei?



Harry Potter è un adolescente che ha un miglior amico rincoglionito (Ron) e un'amica   secchiona (Hermione) seria, posata, matura, controllata, la classica tizia che devi stordire con un teaser perché ti restituisca il cazzo quando lo tiri fuori.
 
Questo trio studia magia al collage di Hogworts dove i gufi parlano, gli oggetti volano, le candele fluttuano, nessuno si droga né scopa, i bulli le prendono e soprattutto chi guarda Sex&The City muore sciolto nell'acido. Hogwarts è presieduto dal consiglio docenti tra cui Renato Zero. Al consiglio fa capo Albus Silente

 «IL CANTANTE DEI JETHRO TULL! » urlo saltando in piedi.


No.
Non è lui, quindi invece di cantare Stand Up o suonare il flauto bofonchia banalità buoniste, melense e pallose che ho idea sotto quella barba ci sia Benigni. L'atmosfera è quella di Elephant: aspetti con crescente eccitazione l'arrivo di due persone normali armate che rimettano a posto le cose come Mamma Terra vuole: sangue, droga, prostituzione, guerre, sparatorie, stragi insensate, Sivia Vada, mine, bambini mutilati, stupri, donne che piangono.

No.
In compenso entra l'antagonista, tale Voldemort, uno che in passato ha fatto una ragazzata trucidando madre e padre di Harry bruciandoli vivi. A quel punto Harry si lamenta, prende un bastoncino, dice qualcosa in svedese e Voldemort si dichiara sconfitto perché appaiono le lucette blu attorno a lui. Hermione arriva gridando “ho trovato la vaselina”, l'amico di Harry arriva facendo la faccia buffa che fa ridere i bambini inglesi e Albus Silente (non il cantante dei Jethro Tull) fa la ramanzina finale a tutti: 

« Studiate, bambini, che io crepo nella prossima puntata ucciso da Renato Zero».

Bòn, ora so chi è Harry Potter.
Ciò che mi domando è come mai questa rivisitazione di Bayside School faccia così successo. In rete ho scoperto che mentre Maria de Filippi addestra nuovi terroristi lo stesso fa Harry Potter, reclutando migliaia e migliaia di persone che credono Harry sia il nuovo Obi Wan e lo venerano come un Dio, vestono come lui, studiano magia










...








E lo so, cosa volete che vi dica, studiano magia e come creare bacchette magiche. Non so se ho voglia di approfondire l'argomento calcolando che sono tanti, sono incazzosi e hanno  blog con template nero, glitters, Comic Sans Serif e musichetta.


Approfondisco.
Il primo approccio è questo.

Saretta90 domanda:  «Perchè Harry Potter piace così tanto? A me non piace, un maghetto inutile, cosa ci trova la gente in Harry Potter non lo so proprio »

Una Potter soldier la intercetta al volo, seccandola: «COSAAAAA???O MIO DIO. MA COME FATEEEEE???. IO NN VIVO SENZA HP. MEGLIO CHE SCO DA QUESTO POPIC PRIMA CHE MI PRENDE UN INFARTO »


I grafologi e gli psicologi riconosceranno immediatamente chiari segni di personalità dissociata, affetta da nevrosi o comunque psichicamente instabile. Potrebbe essere un caso, o un'adolescente che ascolta Meneguzzi per più di nove secondi, ma più vago per la rete più scopro meravigliato come HP sia la nuova religione del futuro.
D'altra parte, chi non la vorrebbe una religione così?

A noi da bambini a catechismo mica era concesso vedere la meretrice salvata dalla lapidazione che dieci giorni dopo aver raggiunto la maggiore età mostra mutande da orgia gothic:









Da questo ho avuto una geniale intuizione: ovvero che non esistono più rockstar.
I ribelli sono diventati un'operazione commerciale alla stregua del McDonald.
Emily the strange la fa da padrone su tutte le borse ed i diari delle piccole adolescenti che invece di Gucci comprano questo.

Harry Potter non è altro che un enorme macchina tritasoldi che sforna un cartoccetto di aria fritta con il logo del fantasy ridendo dei giovani virgulti che sognano di cambiare il mondo con la magia di Hogwart.

E questo, signora, è il motivo per cui oggi dobbiamo essere felici: anche oggi vincono i buoni.





PS:



Un giorno vi racconterò questo film.
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In ---> le recensioni di niebbo, persone derise


mercoledì, 30 luglio 2008 ore 17:31 - Permalink
Siccome me lo stanno ladrando da tutte le parti, lo posto qui ufficialmente.
E' roba mia, scrocconi. Almeno chiedete.






Una allegra famiglia compra una gatta, la gatta si fa ingravidare e da alla luce sette sculture di arte moderna. L’unica tecnicamente viva viene battezzata “Zatarra”.

Zatarra è un oggetto semovente dalle fattezze vagamente feline, ha una sola zampetta di quattro centimetri, una coda bloccata a L, il pene, i testicoli e le mammelle. Full optional, il primo gatto travestito del mondo, se non fosse per un piccolo problema: non ha il buco del culo.

Sì, avete letto bene. Zatarra non ha il condotto di scarico. E’ tappato.
Da qui la sua espressione:














 
Ora, in queste condizioni le aspettative di vita sono quelle di un gavettone in pieno agosto. E’ proprio fisica elementare, la certezza che entro pochi minuti Zatarra diventerà un enorme Pouf da salotto rigonfio di merda.
La famiglia ferrarese, tuttavia, non si perde d’animo: telefona ad un veterinario.

Il veterinario domanda di portare Zatarra in ambulatorio.

La famiglia risponde che Zatarra deflagrerà molto prima, perché sta succhiando il latte dalla madre che con una certa apprensione lo guarda gonfiarsi come un pallone aerostatico.

Il veterinario domanda allora di guardare se Zatarra ha il condotto sigillato o è nato privo di intestino, al solo scopo di compiere un atto terroristico.

La famiglia assicura che una macchietta scura c’è.

Il veterinario, a questo punto, dice che è necessario compiere un’incisione, che arriverà lì quanto prima ma che se è un’emergenza devono incidere loro.
La famiglia ferrarese già ama Zatarra, piccolo e teneroso Bin Laden. Così improvvisandosi medici pugnalano Zatarra nel culo usando la macchia scura come bersaglio.

A quel punto invece che sangue esce merda, e questa specie di sacco d’organi è salvo. Vivrà.

Il veterinario si presenta con una reflex e due testimoni dieci minuti dopo. Fotografano Zatarra, si fanno dare i nominativi di chi le ha venduto una gatta madre tanto prestigiosa e se ne vanno.





Due settimane dopo il veterinario pubblica un articolo su una rivista scientifica, lamentando del fatto che Zatarra è spirato in seguito ad una sua morbosa attrazione per le condutture elettriche scoperte.

Perché è così: Zatarra, nel suo solo ed unico spostamento, si è autodistrutto. Usando la coda e la sola zampetta come pungolo ha arrancato per 20 metri, ha raggiunto il cavo di una lampada alogena e l’ha mordicchiato fino a folgorarsi, riuscendo almeno a far cortocircuitare la centralina di casa.

Una vita di 48 ore solari dedicata alla distruzione dell’essere umano.
Addio, Zatarra. La tua breve vita, il tuo odio per l’uomo, sono la più grande metafora delle rockstar
In --->


martedì, 29 luglio 2008 ore 13:54 - Permalink
E dopo circa un anno di bestemmie e sbattimenti per organizzare spostamenti, dopo mesi di postproduzione, dopo aver distrutto il cazzo a quasi tutta la scena hip hop veneta, giunge a voi...






Ci siamo divertiti come deficienti.
E poi diciamocelo, chi è che può vantare un simile filmato delle vacanze?
In ---> musica


giovedì, 24 luglio 2008 ore 02:05 - Permalink


Nel quartiere i gangstas spacciano lammerda e la fanno hardcore scremando troie e giocandosela tra beatz pesi e rime come proiettili.
















Noi invece giochiamo a nascondino.








Giocare a nascondino nelle laterali del terraglio era fighissimo, soprattutto perché dai palazzoni le nonne tenevano d'occhio la scena e se eri abbastanza stronzo le usavi come visione satellitare.

 «Signora, sa dov'è la Francesca? »
 «No» mentiva l'anziana indicandoti l'angolo.

La cosa più divertente era sempre lo sgamo. Poi la tensione. Nasconderti nell'ombra guardando il paletto abbandonato mentre l'altro ti cercava o ti stava tendendo il trappolone. C'eran quelli bravi e le pippe. Silvio ovviamente era un mostro nell'inculare la gente. Aveva adottato la guerra di nervi, finito di contare stava fermo sul paletto per dieci minuti, poi cautamente cominciava a cercarti. Te già ne avevi due palle così e ti facevi beccare come una quaglia.
 
Il colpo basso era “tana libera tutti”.
Invece di liberare solo te liberavi anche gli altri.

Solo che questo implicava una corsa selvaggia partendo spesso svantaggiato (arrampicato su un albero, incastrato in un cespuglio, disteso sotto un camion, etc). Ce la facevi una volta su dieci e spesso perché quell'altro si faceva male inciampando, colpendo oggetti o venendo investito dalle macchine dei puttanieri.

Dot era una sega.
Si nascondeva da schifo, se ti doveva cercare lei si annoiava o intristiva e soprattutto a volte smetteva di giocare perché “si sentiva sola”. Te uscivi e la trovavi a gambe incrociate sugli scalini che frignava dicendo che non era giusto. Se a questo aggiungete che tutti la volevano a fianco “Dot, se mi sgamano, tu corri a far mea libera tutti” fu diffidata dal giocare a nascondino molto presto.


Non le dispiaceva molto, e poi a Dot piaceva fondamentalmente 1, 2, 3 stella.
Da quella volta passò un bel po' di tempo.





















(Dieci anni dopo, dal punto in cui ci siam lasciati)

 «Era PLASMA, capisci? Quella... oddiiiiiiio, fighissimo, non vedo l'ora facciano un altro raduno »
 «Hai visto i bozzetti? »
 «Và che sono da sbavo, mi sentivo una merda »
 «Pure io, mi vergognavo a tirarli fuori »
 «Bè, però le foto han fatto effetto »
 «Dici? »
 «Secon
 «Ohi, si entra da qui » fa Luca.


Il deposito è silenzioso e immacolato nel gelo.
Abituati a scavalcare ostacoli e sporcarci di sostanze di ogni tipo, questo giro è diverso perché non siamo mai stati in un deposito vero. Ok, c'erano i merci, ma quelli non sono protetti e non frega granché a nessuno.
Usciti esaltati dal raduno ci siamo preparati in tenuta da combattimento, preso tutti gli spray che avevamo e ci siamo diretti a Venezia ansiosi di dimostrare che noi VALIAMO, signora, noi LA FACCIAMO HARDCORE.







Entriamo in questo deserto buio.
Avanziamo a passi indiani fino a raggiungere i primi vagoni a portata di mano. Silenzio assoluto, cuore a diecimila, bombole gelate, c'infiliamo i guanti in lattice e cominciamo. Il sibilo delle Felton taglia l'aria mentre grosse nuvole di inchiostro vorticano verso i lampioni.
L'odore acrilico penetra le narici aiutato dal freddo.

I tappini allargati ottenuti bucando con un ago incandescente il culo delle bic funzionano alla grande, sparano vernice che a distanza media fa un cerchio con un diametro di venti cm.
Il silenzio è tutto.
FSSSSS, FSSSS, FSSSCHSFSSS, FS, FS, FSSSSS, par di sciare.


Sudi come una belva, senti le gocce di sudore sotto due maglioni ed una giacca a vento. La saliva sa di adrenalina. Veloci, concentrati, nessuno osa rompere le quiete dell' orgasmo creativo.








E poi succede.
Non l'abbiamo sentito arrivare, non ha segnalato la propria presenza. E'  uscito come la cosa più orribile, brutta, cattiva e pericolosa esce dall'ombra di un vagone per mostrarsi al chiaro di luna ruggendo.

 «Oddio » fa la Laura  «oddio ci ammazza »
Siamo statue di sale.

Lui era abituato a vederci muovere emettendo sibili, così ci dice qualcosa nella sua lingua. Nessuno lì a fermarlo. Nessuno a dire "non si preoccupi, è castrato" con te che gli rispondi "ma io ho paura m'ammazzi, mica che me lo picchi nel culo".


La sensazione di stare per morire è diversa dal percepire un pericolo mortale. La prima è quando dici “Vabbè, amore, se hai le tue cose vado al mare con la mia ex”.

La seconda è il nostro caso.
Salterà tra poco, appena avrà deciso chi pigliare e io sono quello al centro che probabilmente odora più di paura. Luca è alla mia destra ed è nelle stesse identiche condizioni. Deglutisco a vuoto. Non voglio crepare così. Farà male. Mio padre mi troverà con la trachea sbranata e probabilmente mi sarò anche cagato addosso.
E' stata un'idea di merda.

«Perché non c'è il guardiano? » dico.

Nessuno risponde nè sa cosa dire, vediamo solo denti da cui proviene il suono dell'organo nuziale, del game over di Space Invaders, dell'inevitabilità per il signor Anderson e della carriera musicale di DJ Francesco.

Stavamo per essere i protagonisti del classico incidente da prima pagina nei quotidiani regionali. Il muro da scavalcare era dall'altra parte, ad almeno tre binari di distanza e bisognava aggirare un vagone.
Impossibile.

 «Siamo fottuti» dico.







 «A quanto corre un cane? » domanda una voce femminile roca alla mia sinistra.
 «Non so. Tanto. » balbetto.
 «QUANTO? »
 «N-non so, più di una bici. Tipo un motorino. »

Un cane corre più veloce di un uomo.
Questo lo sanno tutti, lui per primo, e non si aspetta certo che tu faccia un tentativo tanto idiota da costringerlo a mutilarti le gambe tranciandoti i tendini e rovinandogli il piacere di azzannarti diretto alla parte scoperta e morbida della giugulare.


 «Ce la faccio. »
 «? Eh? »
Parte.
Il cane guarda noi, guarda lei che sparisce nel buio. Ci pensa, l'istinto batte la ragione e scatta verso Dot, permettendo a me e a Luca di battere in ritirata.



L'interregionale delle 4.04 esce dal deposito vuoto, pronto per raccattare i primi passeggeri in stazione a Mestre. Passa a tutta velocità. Ci vede, ci sorpassa suonando la sirena e quasi simultaneamente sentiamo un grido ed il treno inchioda sparando scintille dappertutto.

Mi ricordo la pelle d'oca, gli occhi lucidi, il fiato che usciva a fucilate, il sudore sotto i cappotti, le mani piantate nelle mattonelle, le ginocchia che tremavano e la voce col groppo in gola di Luca che urla qualcosa.


Scendiamo e cominciamo a correre verso il treno.






E dal buio appare il nostro supereroe.
Ha una mano sbucciata, le lacrime, non ha più lo zaino, ansima e ha i singhiozzi. Le corriamo incontro e la abbracciamo in una scena che ricorderemo sempre con enorme derisione e patetismo, ma lì per lì fu la cosa più bella del mondo.

 «Tana libera tutti» dice  «adesso andiamo a casa»
Che faccia ha un eroe?






Tanti auguri di buon compleanno, Dot.

E và che giovane che eri.
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In ---> we were writers


lunedì, 21 luglio 2008 ore 16:03 - Permalink
Mi stringe la mano mentre sotto di noi sinistri rumori di ferraglia fanno presagire il peggio. La guardo mentre l'orizzonte si sposta dove non dovrebbe, il vento aumenta e il rottame che ci trattiene comincia ad inclinarsi.

Il vento soffia sbagliato sul nostro sudore gelido.
Il cuore aumenta le pulsazioni. Osservo i suoi capelli neri che s'inclinano pericolosamente. Sono bloccato. Mi divincolo, ma non c'è niente da fare. La guardo per l'ultima volta e cerco di dirle qualcosa.
Il suo urlo taglia l'aria. Stringo i denti mentre quintali di ferro precipitano in verticale tirandoci giù con loro.
































GARDALAND
(pubblicità prima del film)





 «Facciamo un altro giro! Facciamo un altro giro! »
 «Ma hai visto che coda c'è?»
 «Ma cosa vuoi fare, le tazze? Vuoi che ti mollo là e poi torno a prenderti? »
 «Porta rispetto, giovinastra »
 «Il top spin? »
 «No. Dopo.»
 «Insomma, che vuoi fare? »
 «I pirati »
 «DI NUOVO?!? »
 «L'ABBIAMO FATTA UNA VOLTA SOLA! »
 «EMBE'?!? Mica è divertente! »
 «Ma è BELLO! Poi taverne, grotte, natura, cannonate»
 «Guerrafondaio dimmerda »
 «Noglobal »
 «Fascio »
 «Mi metto a raccontarti Predator»
 «NAAAGH! Ancora le tue menate ammuffite! »
 «Non sai quello che dici. Totano? »
 «Totano »

Decidiamo di fare il passo del tòtano.
Camminare come un tòtano fa impiegare più tempo ma è divertente, così alzando le braccia a tempo ed ancheggiando ci dirigiamo al bar. La trattengo dal comprarsi spadine e vaccate in arte mista, le regalo una collanina etnica che le fa emettere suoni garuli e ci ficchiamo nella coda del Blu Tornado.

Tenendo i ritmi che c'ha Leo alle sei di pomeriggio abbiamo finito le giostre interessanti trascurando menate panoramiche. Fuga da Atlantide è una merdata. I tronchi che cadono pure. 'sto nuovo Mammuth di cui parlano è la brucomela versione gangsta, così lasciamo perdere.

Abbiamo tutta la sera per rifare le cose, ma noi abbiamo altri progetti.

 «Ok, adesso tocca a te »
 «Guarda, c'è il draghetto prezzemolo che si fa le foto coi bimbi»
 «Mbè? »
 «Vai là e toccagli il cazzo »
 «Dove ha il cazzo il draghetto prezzemolo? »
 «Prezzemolo non ha il cazzo, l'uomo che c'è dentro sì »
 «Fatta. Ma se è una donna? »
 «Hmm, potrebbe essere una psicologa, in effetti. Vabbè, toccale la vagina »

Mi affianco ad un gruppo di simpatici turisti che scattano foto.
La vedo arrivare, lo abbraccia ed all'ultimo momento scatta.

Prezzemolo la prende bene e tenta di inseguirla parlandole da sotto la maschera, ma al primo “No, Prezzemolo, ho solo diciott'anni!” il draghetto si dà alla fuga.

Ci mettiamo vicino ai cespugli calpestando l'erba ed assumiamo la posizione della fusion di Dragon Ball. Immobili, perfetti. Arriva un tizio tutto serio a dire che non si può stare sul prato e noi, come d'accordo, lo ignoriamo restando fermi.
Il tizio insiste.
Fermi.

 «Ragazzi, per favore »
Fermi.

Il tipo parlotta nella radio chiedendo rinforzi.
Ci mettiamo a volteggiare sul prato a suon di passi del totano e lui ci segue abbastanza incazzato. Per me un'erba che non si può calpestare è una bestemmia, per Leo pure, e siccome è la nostra religione abbiamo compiuto un atto politico. Magdi Allam ci fa una sega. La proposta di andare a vedere i delfini che ci avvertono della fine del mondo è bocciata, così optiamo per la scena del fidanzamento distrutto.

Il bar più affollato è quello degli arabi, dove ci rechiamo senza indugio.
Pigliamo entrambi un bicchiere d'acqua bello grande e ci mettiamo a sedere. Dopo qualche minuto lei salta su cominciando ad alzare la voce, io cerco di consolarla ma non c'è niente da fare, la scenata uterina è in piena caduta di stile libera.

Il locale s'azzittisce abbastanza mentre lei sbraita che devo vergognarmi, che sono un mostro e che a lei il gelato al melone fa cagare.

 «Sei una stupida se non apprezzi il gusto zuccheroso del melone» dico.
Lei mi tira una sberla e mi lancia il bicchiere in faccia.

 «Aah » dico agitandomi la maglietta  «con questo caldo del cazzo è una figata »
 «Davvero? Vediamo » dice lei gettandosi in faccia il mio «Ehi, è vero! »
A quel punto prendiamo e usciamo.

La cosa complessa di Gardaland è far capire alla gente che esiste un pericolo reale.
Quando ti metti ad uscire da una giostra sostenendo la ragazza che piangendo mormora “ohmioddioo-o-o-o, tutta la mia classe... un massacro” o non ti ascoltano o fanno finta di niente. Perché sono lì per divertirsi, non per lavorar come noi, e stanno allegri. Così siccome stiamo ciaccolando della diversa educazione che le nostre generazioni hanno ricevuto finiamo sull'iperprotettività.


Cos'è il genio?
Il genio è percezione. E' saper fare i collegamenti.
Notare, capire, elaborare ed inventare.
Una questione di intuizione innata che una ragazza del 90 cresciuta lontana dalle metropoli e dalla TV possiede in sommo grado.

Facciamo scorta di bustine di ketchup e ci portiamo nella zona bambini, quella con gli elefantini che sborrano, gli alberi che parlano e i lampioni storti. Facciamo la coda diligenti e finalmente possiamo salire sul Voloplano, una giretto panoramico fatto da aeroplanini con la faccia depressa. Entriamo, ci spalmiamo il ketchup qui e lì, ci stravacchiamo sui sedili (io con una gamba penzoloni disteso all'indietro e lei, nel sedile davanti, a braccia sanguinanti aperte e testa penzoloni) e rimaniamo zitti ed immobili.

Così attorno alla zona bambini comincia a volare un aereo che trasporta cadaveri.

Inizialmente nessuno lo nota, poi sentiamo partire le prime risate e finalmente urla di terrore. Non possiamo guardare, ma data la mole di suono che si scatena pare sia un successone. Un aereo di cadaveri che vola sopra un parco per bambini fa un certo effetto, evidentemente. All'arrivo c'è la solita ressa e due della sicurezza che ci attendono.

 «Ancora voi »
Ci portano dal Responsabile.
Sto responsabile è una palla di giostra, ma ha l'aria condizionata e non c'è coda.

Una tizia caruccia, stronzetta, sulla quarantina, ci spiega che lei è felice se ci divertiamo ma non è giusto mettere in imbarazzo gli altri e quelli del parco stesso, soprattutto parlando di religione in tempi come questi.


 «Sta parlando di quando abbiamo camminato sull'erba? »
 «No » dice incazzatiella  «Dico quando nella Madhouse vi siete messi a dire “quella roba” ad una donna che ha sporto reclamo »

Allude alla casa di Prezzemolo.
C'era 'sta tizia che era agitata, ci siamo messi a dirle "sento cristiani morti cantare in coro, e lei, signora?".


 «Mbè? » fa Leo  «saremo liberi di ascoltare la musica che ci piace? »
 «Signorina » inizia la giostra Responsabile  «io apprezzo vi divertiate, però dovete capire che qui ci sono famiglie che o non capiscono il vostro divertimento o si spaventano. Quindi per cortesia pi. Pi pi pi. Piiiiiiiii piiiiiiii piiiii pi pi piiiiiiii pii piiiiiii »

 «Hm hm »
 «Uh hu »
 «Fatemene un'altra e sarò costretta ad allontanarvi dal parco. E parlo con lei » dice guardandomi come se fossi io quello maturo tra i due.



E' sera, le code sono calate e ci facciamo un giro su Colorado Boat.
Quando una coppia è da sola sui tronchi la cosa più comune è farsi la foto toccando le tette della ragazza. Io suggerisco di urlare quale sarà la prossima nostra età che finisce con lo zero e mimare cosa ne pensiamo.


Funziona.







Siccome ogni foto costa 5 euro una la pigliamo, le altre le fotografiamo col cellulare appena escono in esposizione.. ma del resto, come potete vedere, scannerizzare una stampata ottenuta da una digitale produce risultati pessimi.

D
opo due ore la riporto a casa, lei è ancora tutta pimpante e ci viene un'idea simpatica da fare nel parchetto deserto.

E ora torniamo ai racconti immaginari.
In ---> donne


venerdì, 18 luglio 2008 ore 18:39 - Permalink
Tutto quello che leggerete è opera di fantasia. Fatti e nomi sono inventati. Le foto sono photoshoppate. E' tutta una grande fiction, signora. Non c'è niente di vero. Ripeto, E' UN RACCONTO DI FANTASIA.


La vita del writer è diversa da quella che le persone sane di mente immaginano.

Il writing è una grande famiglia dove o vieni presentato o non esisti.
Non meriti rispetto e copriranno le tue firme, crosseranno i tuoi pezzi e te li sfregeranno deridendoti. Non esistono minchiate tipo “graffiti dell'innamorato”, non esistono puttanate stereotipate (e disgustosamente politicizzate) tipo Sprayliz e men che meno eroici writer solitari che di giorno sono degli sportivi colti e raffinati che di notte si trasformano in Batman.

Della politica non ti frega niente.
Del messaggio profondo pure.
L'unica cosa che vuoi è diffondere il tuo nome, avere il rispetto di quelli più grossi di te, finire sulle fanzine e girare il mondo dipingendo coltivando in segreto il sogno, un giorno, di fare il gallerista.



Passi giorni a disegnare e a studiare i pezzi.
Notti a far sopralluoghi, a guardare la sorveglianza, ad imparare le strade, le vie d'accesso e quelle di fuga o a fare
trainspotting, cioè star seduto in stazione a guardare i treni passare con sopra i pezzi altrui mentre discuti di stili, impari le tecniche e le correnti, i nomi delle crew eccetera.

Sei intimidito dal numero di persone che lo fanno e si conoscono tutte, vorresti entrare a farne parte e sai che funziona solo per raccomandazione, come la mafia.






Il nostro debutto in società fu nel dicembre del '97.

Emozionati come scolaretti, venimmo a sapere di una grande reunion dei writers nostrani in un locale. Ci presentammo aspettandoci una decina di persone e ci trovammo in mezzo ad un centinaio di persone che non c'entravano un cazzo ma vestivan così perché era di moda arrivando con macchinoni.

Noi eravamo in bici.

Tra questa gente c'erano professionisti, ma erano ben mascherati.

All'entrata, sulle scale, ai tavolini, c'erano queste leggende viventi che per un pugno d'idioti come noi equivaleva a trovarsi davanti un Dio. Conoscevamo le leggende metropolitane su alcuni, storielle su altri, le firme di tutti ed i volti di nessuno.



 «Per te quello chi è? »
 «Non so. Forse è XXXX »
 «Ma no, mi han detto che ha i capelli viola »
 «OHMIODDIO, QUELLA E' XXXXXXXX! Gesù! E' sulle riviste di mezza Europa! »
Dot era intimidita da morire.
Vegeta cercava di darsi un tono.
Io ero entusiasta ed ansioso di fare figure di merda.



Alle jam la parola d'ordine era non ti girare.
TUTTI guardano chi c'è e TUTTI fanno finta di non vederti mentre si fanno dire quello chi è – non il nome vero, il tag – e manovrano nell'ombra per conoscerti se sei interessante o se hanno sentito il tuo nome.
Non parli con le mezzeseghe, ma sei ansioso di conoscere quelli grossi.
Niente e nessuno è mai diretto. Si va a rimbalzo. Quindi mentre noi ci deprimevamo  perché nessuno ci cagava contemporaneamente una ventina di persone ci puntava facendo due conti e siccome ci davamo da fare in pieno centro, una ci agganciò.

Alta, sui 25, arriva e mette una mano sulla spalla a Dot che come al solito caccia un grido.


 «E-e-e-e-eh! »
 «Scusa. Voi siete la XXX? »
Lei sbianca, dice di sì.

 «Ah, io sono Plasma »
Laura reagisce come deve aver reagito Hitler davanti a Dio, si agita, comincia a sommergerla di complimenti, si tocchigna i capelli e nel complesso dà l'idea di stare per svenire. Nel '97 le donne che dipingevano erano poche, ma quelle poche che c'erano erano leggende.
Noi avevamo davanti quella veneta.


Ci invita ad un tavolo di persone che vediamo stanno discutendo animatamente. Ci incamminiamo mentre Plasma spiega che le piace un tetto che abbiamo fatto, noi ringraziamo con cazzo durissimo.

Al tavolo ci aspettavamo un rito d'iniziazione, mentre ci furono strette di mano sommarie in un clima d'indifferenza generale e con le voci coperte dalla musica, per poi tornare a parlare come niente fosse del tema principale.


 «Venezia xe tera brusada »
 «Restano Marghera o le periferiche »
 «Marghera non xè nostra e no go voja de parlar cò gli st'altri coioni»
 «Eora semo ciavai »

Silenzio.
Plasma ci spiega che stanno parlando di depositi.

 «Scusate, ma perché non si può più dipingere a Venezia? » domando.
 «Cani » risponde uno senza manco guardarci.





Il deposito treni è una religione.
Una donna noiosa e rompicoglioni che però è l'unica che te la cala. Non è che un giorno ti gira e ci vai a fare una scopatina, c'è tutto un corteggiamento. Ci sono priorità, gerarchie, permessi da chiedere. Uno non può andarci quando gli pare e magari far scattare la sorveglianza mentre ci sono degli altri. Non si può esagerare e serve farlo riposare, altrimenti la polfer incrementa la sorveglianza e mette il nemico giurato dei writers, ovvero i cani.


I cani fottono i depositi.
A lungo, lunghissimo termine.

Non esistono bistecche, sonniferi o minchiate del genere. Se c'è il cane tu non vai. Quello di Venezia è andato a puttana non per le zoccole o gli spacciatori, ma perché uno stronzo per fare il figo si fece fare un'intervista mentre dipingeva. Il giorno dopo c'erano pastori tedeschi praticamente ovunque e per cinque anni non si mossero.

Era appena successo.



 «Quindi non è più di nessuno, quel deposito? »
Si girano a guardarci.

 «No, è della polfer » chiude la frase bestemmiando.
Sul tavolo mostra una cartina ferroviaria.

Ci sono indicate le posizioni dei cani, del dopolavoro ferroviario (che è dove stavano i prodi tutori dell'ordine) e gli ingressi. Quella cartina valeva oro, al tempo in cui non esisteva Google Map o Internet. Ora è possibile vederla dal satellite (qui in grande),




in Virtual Reality,



dalle telecamere interne,



o contando su qualche stronzo (che c'è sempre) che ti fa il favore di fotografarla da ogni angolo possibile ed immaginabile perché è a Venezia e si sente esaltato.



e questo è un culo, si sa mai.





La serata prosegue.
Si scambiano bozzetti, si mostrano foto, si parla e ci si conosce. Alcuni se la tiravano con diritto, altri meno, altri umili, tutti con disegni, bozzetti e racconti da sbavo. Ci sentivamo eccitati come non mai, e come sempre in queste occasioni prendemmo una decisione che ci costò caro.

 


Mi rendo conto questo post sia lungo (e palloso), ma è indispensabile per spiegarvi cosa ci spinse a fare una tra le cose più stupide della nostra vita e ad assistere alla più incredibile, perchè forse è vero che il militare crea legami indissolubili tra le persone, ma anche farsi salvare la vita non è male.

Un eroe non è tale perché è uno sborone che non c'ha paura di un cazzo. Un eroe è un eroe quando, ad istinto, nonostante la paura, mette a repentaglio la sua incolumità per salvare quella altrui.



Prossimamente TANA LIBERA TUTTI.

Ma con calma che domani è Redentore e qui a Venezia è meglio del capodanno.

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